FRIDA KAHLO di Antonetta Carrabs

 


Frida Kahlo nasce in Messico, a Coyoacan nel 1907; le piaceva dire di essere nata nel 1910 perché si sentiva figlia della rivoluzione. Il fotografo Guillermo Kahlo, suo padre, apparteneva ad una famiglia ebraica, di origine ungherese, la mamma Matilde Calderon y Gonzalez era una benestante messicana di origini spagnole e amerinde. Frida non amava la borghesia, la high society la infastidiva. Provava rabbia verso tutti quei ricconi soprattutto perché in Messico erano migliaia le persone che vivevano nella più completa indigenza: “è terribile vedere i ricchi impegnati giorno e notte a fare feste, mentre migliaia e migliaia di persone muoiono di fame e vivono in un enorme pollaio. Frida sognava il suo Paese libero, soffriva per l'arrivismo e dall'arroganza degli americani Gringos completamente privi di sensibilità e buon gusto. Il Messico non è il paese ignorante e selvaggio dei Pancho Villa – andava ripetendo - in Messico si dipingono allo stesso modo santi e vergini di Guadalupe e affreschi di soggetto rivoluzionario sulle scalinate monumentali del Palazzo Nazionale. A 6 anni si ammala di poliomelite: piede e gamba destra rimasero deformi, tanto che cercò di nasconderli prima con i pantaloni e poi con lunghe gonne messicane. I bambini la chiamavano “Frida pata de palo.” Nel 1922, dopo il liceo presso il Colegio Alemán, si iscrisse alla Escuela Nacional Preparatoria di Città del Messico: voleva diventare medico. Durante quel periodo fece parte dei “cachucas”, un gruppo di studenti che sostenevano le idee socialiste nazionaliste del ministro della pubblica istruzione, i Vasconcelos. Il 17 settembre 1925 il tragico incidente che le cambiò la vita: era salita sull’autobus con il suo amico Alejandro quando un treno della linea di Xochimilco urtò l’autobus sul quale viaggiava. Fu uno strano scontro, non violento, ma sordo e lento. Massacrò tutti. Lei più degli altri. Fu trascinata in avanti e rimase impigliata tra le aste metalliche del tram, il corrimano si spezzò e le trapassò da parte a parte “come la spada il toro.” Un pezzo di metallo le si piantò nel corpo. La prima diagnosi seria, dopo un anno dall’incidente, fu: frattura della terza e della quarta vertebra lombare, tre fratture del bacino, undici al piede destro, una lussazione del gomito sinistro. La ferita profonda dell’addome, prodotta dalla barra di ferro, le era entrata dall’anca destra e uscita dal sesso strappandole il labbro sinistro. Peritonite acuta. Le venne prescritto di portare un busto di gesso per 9 mesi e due mesi di completo riposo a letto. Fece preparare un cavalletto da applicare al letto perché il busto di gesso non le permetteva di stare dritta e incominciò a dipingere il suo primo quadro. Aveva fatto montare sul letto a baldacchino un enorme specchio in modo che potesse, da immobilizzata, almeno vedersi. 


Nei primi mesi del 1928 conobbe Diego Rivera, un collega artista di 21 anni più grande di lei, già sposato due volte e padre di quattro figli, che presto divenne suo mentore e marito. Frida aveva 22 anni, lui quasi 43.Diego è un bimbo grandotto, immenso, con un volto amabile, e lo sguardo un po' triste. I suoi occhi sporgenti, scuri, intelligentissimi e grandi, sono trattenuti a fatica nelle orbite – dirà di lui - quasi vi escono attraverso palpebre gonfie e prominenti, come quelle di un rospo, tra questi occhi così distanti l'uno dall'altro, affiora l'invisibile saggezza orientale e molto raramente un sorriso ironico e tenero.” Qualche anno dopo si separò da Diego che, nel frattempo, aveva avuto diverse avventure con altre donne, compresa sua sorella Cristina. Frida intensificò il suo impegno politico e incominciò ad avere relazioni con altri uomini e con donne. Si innamorò di Nickolas Muray, uno dei fotografi più importanti del jet set americano; entrambi facevano i conti con un matrimonio fallito. “Ci sono amori inaspettati che arrivano a volte quando si è più feriti che mai e ci capita di accoglierli con il cuore aperto e fiducioso perché ci sono presenze che guariscono; quando entrano nella nostra vita non spezzano nulla, anzi riparano. Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo. Dipingo i fiori per non farli morire e ti amo come amerei un angelo. Non ti dimenticherò mai, mai, mai. Sei tutta la mia vita.” Nickolas le chiese di sposarla ma lei gli disse di no, lo voleva come amante, non come marito. 


Nel 1936 in Spagna scoppiò la guerra civile, Frida si impegnò a distanza nella lotta per la difesa della Repubblica spagnola, organizzando riunioni, scrivendo lettere, raccogliendo viveri di prima necessità, pacchi di vestiti e di medicine per inviarli al fronte. Tra il 1946 e il 1949 amò appassionatamente José Bartoli, un artista spagnolo rifugiato a New York. Negli anni Quaranta la sua fama era talmente grande che le sue opere vennero richieste per quasi tutte le mostre collettive allestite in Messico. Nel 1950 subì sette operazioni alla colonna vertebrale e trascorse nove mesi in ospedale. Nel 1953, alla sua prima mostra personale, per le precarie condizioni di salute, partecipò sdraiata su un letto: i medici le avevano assolutamente proibito di alzarsi. Diego ebbe un’idea geniale: trasportò il suo grande letto a baldacchino nel centro della città. Stordita dai farmaci, partecipò alla festa rimanendo a letto, bevendo e cantando con il pubblico numeroso. Nell’agosto dello stesso anno, i medici decisero di amputarle la gamba destra fino al ginocchio. Nonostante le sette operazioni alla colonna vertebrale, il dottor Farill l’aveva salvata, le aveva ridato la gioia di vivere. Pies pa’ qué los quiero si tengo alas para volar? -  a che mi servono i piedi se ho le ali per volare? – ripeteva. Si ammalò di polmonite. Durante la convalescenza, il 2 luglio, partecipò ad una dimostrazione contro l’intervento statunitense in Guatemala reggendo un cartello con il simbolo della colomba per lanciare un messaggio di pace. Ma la morte la stava aspettando. Si spense per un’embolia polmonare la notte del 13 luglio del 1954 nella sua Casa Azul, sette giorni dopo il suo quarantasettesimo compleanno. Nelle ultime pagine del suo diario scrisse: “attendo con gioia la mia dipartita e spero di non ritornare mai più. Frida.” Poi dipinse un angelo nero.

 

 

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