I più grandi poeti italiani per i bambini malati di leucemia



Quando un bambino entra in ospedale, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper ritrovare la strada anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a far provvista di sassolini, e lasciano cadere delle briciole di pane secco come traccia per tornare indietro. È una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non riescono più a tornare a casa. (Andrea Canevaro)

La Musica delle parole è il nome di un laboratorio poetico che ho tenuto dall’ottobre 2009 e per un anno intero nel reparto di Ematologia pediatrica dell’Ospedale san Gerardo di Monza, su indicazione del professor Giuseppe Masera, responsabile, allora, della clinica pediatrica dell’Università Milano-Bicocca. Masera sostiene che i bambini malati di leucemia sviluppano una grande creatività e facilità di espressione: la poesia rappresenta un bisogno primario e può assumere un valore terapeutico per loro. La poesia dei bambini, secondo il professore, è una componente che arricchisce la strategia terapeutica nella oncologia pediatrica. Aggiunge un ulteriore contributo alla terapia globale ­olistica che si propone di offrire non solo le migliori possibilità di guarigione dalla leucemia, ma anche la possibilità di raggiungere la resilienza, la crescita positiva dopo il trauma della malattia e delle cure.

Sono entrata in reparto con un po’ di timore e di perplessità, ma con la speranza di poter contribuire, con la poesia, ad aprire finestre nuove di comunicazione attraverso le quali i bambini avrebbero potuto guardare e raccontare la propria vita. Avrebbero potuto trasferire nelle parole il peso del loro dolore, della speranza, delle illusioni, delle difficoltà, per poi poter riprendere il cammino futuro. Nella realizzazione del mio laboratorio poetico, mi è stato molto utile il libro Sarebbe triste se non ci fosse l’arcobaleno del poeta Ernesto Cardenal che racconta la sua esperienza con i bambini malati di cancro dell’ospedale La Mascota, in Nicaragua. La poesia, lì, diventa canasta bianca, bene comune, di cui si vive, come il pane, l’acqua, l’aria. La poesia è garanzia e indicatore del diritto e della dignità di ciascuno. Durante il mio anno al San Gerardo ho avuto modo di incontrare molte volte gli stessi bambini, con i quali è stato facile tessere quel filo di Arianna fatto di complicità e di fiducia che ha favorito la comunicazione e l’espressione. Attraverso la narrazione immediata propria della poesia, che è immediatezza e sintesi nella sua ricerca di musicalità, armonia, ritmo, bellezza, i bambini hanno potuto raccontare le loro paure, i loro bisogni e sentimenti, utilizzando il verso libero. Non è stato importante cercare la rima giusta, né rispettare la punteggiatura, l’ortografia la lunghezza del testo. I bambini hanno avuto la licenza di scrivere qualsiasi cosa, ogni loro piccola riflessione. E la natura si è rivelata la protagonista assoluta dei loro versi, con la sua bellezza senza scopo. Nei momenti in cui non avevano voglia di scrivere, i bambini hanno potuto dettare ad altri i loro versi. Ogni poesia è nata così, come può nascere un fiore. Spontaneamente. Gli argomenti guida: Il viaggio, Le voci degli alberi, Aria, Acqua, Terra, Fuoco, Il giardino fiorito ­sono stati proposti con l’ausilio di versi di grandi poeti, Luzi, Montale, D’Annunzio, Hesse, Leopardi, Rilke. Inoltre la visione di riproduzioni di opere di Monet, Van Gogh, Manet, Picasso e la lettura di storie brevi hanno arricchito la conversazione e stimolato la narrazione immediata. La poesia ha entusiasmato i bambini, fin dal primo istante, sorprendendo tutti. Soprattutto me. La poesia è arrivata come un soffio tiepido scrive Alessandra.
 
Citando Cardenal non so quanto grande sarà il beneficio terapeutico prodotto dalla poesia, ma vedo la grande allegria che crea quando la ascoltano e, ancora di più, quando la scrivono loro stessi…tutte queste poesie riunite sono come un inno alla bellezza della creazione…Una delle poche cose che mi piacerebbe poter sentire è: io ero un bambino malato di cancro e tu mi hai insegnato a fare poesia. In conclusione, posso dire, affidandomi alle parole degli stessi bambini, che l’esperienza ha favorito: 
 
La resilienza
vorrei dire a tutti che la mia esperienza
pur mettendoti in difficoltà
è un’esperienza positiva
perché impari a vivere in modo diverso
tutto questo fa nascere un bellissimo sentimento…

(Lorenzo, 12 anni )

…con l’energia della guarigione
tornerei all’undicesimo piano di questo ospedale
dai bambini che stanno male
racconterei loro la mia favola
il mio percorso di guarigione
per dare loro la speranza e la forza di lottare
e non arrendersi mai….

(Paolo, 15 anni )


La consapevolezza della malattia

mi affido a te
per parlarti di questa febbre misteriosa che ho da venerdi
di questa mia debolezza
dei miei fremiti di vita…
Paolo, 15 anni

l’aria ha il profumo delle rose
..una felicità che ha il sapore di cioccolato…
c’è una casetta sull’albero grande…
tutti insieme lassù siamo al sicuro
siamo protetti…
(Josef, 11 anni )





Il ricordo

ho conosciuto il silenzio di questa stanza
dove ho incontrato i miei pensieri
che sono andati sempre al mio caro Axel
un grosso pastore tedesco…
(Alessandra, 12 anni)

Da questa esperienza nasce una pubblicazione:
I miei sogni son come conchiglie (Collana BUR ragazzi Rizzoli ed. 2011) con la partecipazione di alcuni grandi poeti italiani.
 
Poesie in cui la parola conchiglia fa rima con pastiglia e la parola sera con stanza ospedaliera. Poesie con la febbre che non passa da venerdì, poesie con titoli-medicina, medicine così cattive che non basta la pallina di zucchero di Pinocchio, qui concedono persino l’abbinamento medicina-nutella. Siamo all’undicesimo piano dell’ospedale San Gerardo di Monza, bambini in lotta con la leucemia, le poesie le hanno scritte… Ma più il male fa male, più i bambini scrivono d’altro, dell’amato cane Alex che aspetta a casa, di supereroi che non si ammalano mai, di città di pastafrolla, del nonno Cesarino…—Vivian Lamarque (dal Corriere della Sera di sabato 11 giugno 2011).

Mario Calabresi, direttore de La Stampa, nel suo libro Cosa tiene accese le stelle edito da Mondadori, ha dedicato un capitolo al progetto e al libro. Scandiscono i capitoli della preziosissima antologia poesie inedite di otto poeti italiani, autori tra i più significativi oggi nel panorama letterario contemporaneo, quali: Francesco Belluomini, Adamo Calabrese, Maurizio Cucchi, Maura Del Serra, Vivian Lamarque, Guido Oldani, Roberto Piumini e Maria Luisa Spaziani.
Comitato Maria Letizia Verga Onlus per lo studio e la cura della Leucemia del Bambino info@comitatomarialetiziaverga.org  www.comitatomarialetiziaverga.it  Clinica Pediatrica dell’Università di Milano Bicocca Ospedale San Gerardo Via Pergolesi, 33.12° piano settore C - Casella postale 293 Monza centro 20052 Monza (MB)  Il volume è curato da Antonetta Carrabs, con prefazione del Prof. Masera, con postfazione di Gianni Tognoni. Operazione teraupetica contro la leucemia nata dal laboratorio di poesia La musica delle parole curato e seguito dalla scrittrice-poeta Antonetta Carrabs.

Una poesia tratta da I miei sogni son come conchiglie

Il mio nemico Bactrim
C’era una volta
una tranquilla e allegra famiglia
che abitava sulle rive di un fiume
in un dolce paese.

Ma un bel giorno
il cucciolo di famiglia si ammalò
e dovette andare in ospedale.
In questo ospedale c’erano belle suite
bravi dottori, dolci infermiere
e un cibo insolito e monotono.

Purtroppo arrivò sabato
il giorno malefico del “Bactrim”.
In vari modi l’ho provato
ma sempre vomitato.

Orribile!

Dopo tanti svariati tentativi
all’ultima possibilità
eccola la via giusta: Nutella e Bactrim.
Una bella coppia
come gusti che ne dite?

Ma finalmente, dopo tante settimane,
la terapia finì e con quella anche
la brutta compagnia del Bactrim.

Sapete che fine ha fatto il Bactrim?
E’ volato giù dalla finestra.

Che gioia!

(Daniele)




















I poeti italiani e le loro poesie

Il bosco

 

















Roberto Piumini

Se al mondo c’è un posto accogliente,
amico, grande, folto di sorprese,
fresco, protetto, quieto,
divertente,
milioni di bellezze verdi, attese,
silenzi ornati da molti fruscii,
squilli di uccelli, voci delicate,
passaggi muti, fievoli ronzii
voli di ali, arie profumate,
muschi sui sassi, erba sui sentieri,
riposi in ombra e macchie di sole,
piccoli frutti dolci, rossi, neri,
fiori nascosti, campanule, viole,
e soprattutto tanta bella pace,
nessuna fretta, nessuna impazienza,
bellezza che ti prende e che ti piace,
un posto che è anche una sapienza,
e dove, forse, insieme agli animali,
ci sono degli spiriti burloni,
esseri invisibili e ospitali,
gnomi leggeri, dei compagni buoni,
se c’è un posto così, io lo conosco,
e so anche il suo nome: è il bosco.
 
 
 
 















Guido Oldani

La montagna è una fila di gelati,
come quelli che leccano i bambini,
su cui va il saliscendi di scarponi.
Il sole, c’è chi ha in mente di comprarlo,
sta sul laghetto che è una cartolina,
che sembra il pezzo di un documentario,
che fa felici i fine settimana:
iddio è il notaio, tiene l’inventario.
 















Maurizio Cucchi

Un fittissimo invisibile
Formicolio si agita
Come nelle vie affollate
E fluttua in onde
Che diventano il nostro respiro
Che non si chiudono in forme
Che si aprono totali
Oltre l'ansia
Inutile di definizione.
Aria, respiro, sospensione,
Aria, movimento, fiato
Largo che si solleva
Alto nell'aria che c'è.

Il filamento timido
 

 

 










 
 

Maria Luisa Spaziani


Sale la voce angelica dell'acqua
dalla sorgente sotterranea. Brilla
nella foresta il filamento timido
che sarà fiume un giorno.
Sacralità segreta di ogni inizio,
impercepita musica. Quel fiume
ricordi un giorno come è cominciata


 


















Adamo Calabrese

Vieni con me,
con le tue ciabatte di pezza
e le tue ali di paglia.
Precedi i miei passi,
accompagnami nell'orto
dove la siepe di rosmarino
difende i fagioli.
Con me scava la terra,
deponi il seme,
innaffia.
Insieme guardiamo il tempo a venire
nella luce dell'alba
e nella confidenza della pioggia.
Aspetta!
Non volare via.
Ancora non ti ho detto:
vecchia talpa con i baffi.
 
 
 
 
















Anna Maria Farabbi

Dormo distesa sopra la trasparenza lucida dell’acqua
le oche selvatiche da un momento all’altro
si staccheranno per creare il volo
e ora dormo dentro l’aria in un vento
che attraversa i confini
con la schiena nuda in terra tua dormo
mentre tu mi cammini sopra senza distinguermi
e mi chiami mi chiami mi chiami
ecco io divento qui per te con te ora
assolutamente il fuoco
mi spalanco in un’unica lingua femmina
dentro cui improvvisamente incendio ori nel rosso
quel rosso intimo che colloquia tra le nostre labbra
nel cantico lentissimo della tenerezza.
 
 
La signora della primavera

 
 













Vivian Lamarque

Nel buio cavernoso inverno
volentieri quella signora si raggomitolava.
Ma quando scoccava la primavera
dal gomitolo invernale di colpo si srotolava
usciva al cielo e all’aria
insieme alle lenzuola allegra si stendeva. (da Il signore d’oro)


Fili d’erba








Francesco Belluomini

Non c’è vento nei sogni dei bambini
-immagini sequenza fantasia-
anche se dietro l’angolo penombre
appannano riflessi sullo specchio,
la rotta del vascello del futuro.
Fuori dalle radici dell’inganno
i piccoli virgulti del domani
superano spontanee controversie.
l’incognita, l’incerto navigare,
saltando l’asticella progressiva
nel presente pulviscolo del cielo
e seguono le scie delle comete

 
 
 
 




 
 
 
 

Commenti

Post più popolari