I poeti hanno il profumo delle rose
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I poeti sanno scendere alla sorgente dell’estrema linfa
senza profeti, né apostoli o altro strano incanto
risalgono le note della scala, fino alla musica-musica
nel punto dello Zenith, fino alla piena lingua.
I poeti sono ebbri di parole
trattengono il respiro dove cadono i semi prima di giungere al vento
rompono i germi puri dentro gli astri, strettamente congiunti
e sono ciechi e verdissima tormenta, prima di attingere la luce.
Identità nel tempo di Parmenide, sono alfieri, dame, figuranti
volo d’api nella pioggia, alla prima schiarita.
I poeti si tendono nel diluvio delle foglie
verso l’infinita discendenza e la loro traversata verso l’alba.
I poeti fanno del dolore umano un rivo
la vertigine perpetua nel tempo del risveglio
procellosa, tra opera e preghiera
culmine di ogni creata cosa e furia celeste di raggiera.
I poeti sono soli, naufraghi tra memoria e senso
pellegrini nel loro stesso mare, nella gemmeria d’aria sottile.
I poeti hanno il profumo delle rose dopo il travaglio della fioritura
ancora tiepide nell’impercettibile bisbiglio

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