PIERRE CARDIN, il sognatore



Era un sognatore Monsieur Cardin, il couturier democratico, ovvero Pietro Costante Cardin, nato il 2 luglio 1922 da una famiglia di agricoltori facoltosi che, nel 1924, dopo la prima guerra mondiale, con i loro nove figli, furono costretti a trasferirsi in Francia per sfuggire alla povertà. Il piccolo Pietro crescerà in terra francese e, dopo una breve esperienza di apprendistato da Manby a Vchy, nel 1936 inizia l'apprendistato presso un sarto a Saint-Étienne. Chi l’avrebbe mai detto che il giovane Pietro sarebbe diventato uno tra i più importanti couturier della seconda metà del Novecento, un gigante della moda e del design? Entusiasta, costantemente alla ricerca di nuovi progetti, Pierre Cardin resta un esempio unico e forse irripetibile nella moda. 


Il suo apprendistato iniziato a soli 14 anni lo porterà a Parigi dove troverà lavoro prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli. Quando Christian Dior lo mette a capo della sua sartoria, dopo il rifiuto di Balenciaga, la sua carriera inizia davvero: è il 1947 e Pierre sarà il primo sarto della maison alla sua apertura, poi partecipe del successo del maestro che invento' il New Look; nel 1950, a 28 anni, fonderà a Parigi in Rue Richepanse la sua casa di moda, dove crea inizialmente soprattutto costumi e maschere per il teatro, collaborando per le rappresentazioni di Jean Cocteau.Ho sempre fatto di testa mia, quando ho ascoltato i consigli di qualcuno ho sbagliato: se devo sbagliare preferisco farlo da solo. La mia vita è stata fantastica perché ho potuto fare tutto ciò che ho voluto. – ha sempre dichiarato alla stampa-  Per le mie creazioni ho immaginato una donna vera, non ho mai voluto utilizzare modelle da centinaia di migliaia di euro per le mie sfilate perché ho sempre creduto che sia l’abito l’articolo da vendere, non la modella famosa. Per me l'abito è un'opera d'arte. Chi lo indossa diventa una scultura anche se il fisico ha qualche imperfezione. Conta solo il vestito. Il corpo è soltanto un liquido che prende la forma del vaso.” 








 





Intuisce da subito che il futuro della moda è in strada, addosso alla gente comune; sfrutta le location più spettacolari sfilando per primo sulla Muraglia Cinese e nella piazza Rossa a Mosca, poi nel deserto, sino ai borghi medievali. È il primo couturier a entrare sul mercato giapponese nel '59 e a creare una collezione low price per i grandi magazzini francesi Printemps. Ha vestito i Beatles, ha sdoganato l'unisex e ha introdotto nel campo della moda maschile e femminile estro e fantasia in contrasto con il rigore britannico. La tecnologia lo ossessionava fino a spingere le sue creazioni sempre oltre: preferiva i tessuti artificiali e le geometrie enfatizzate: “gli abiti che preferisco sono quelli che invento per una vita che ancora non esiste, il mondo di domani”.  Rompe i rigidi canoni dell'haute couture, sognando e realizzando una moda 'democratica, alla portata di tutti, ma allo stesso tempo elegante, con uno stile d'avanguardia ispirato allo spazio, in linea con i tempi che vedevano allora le superpotenze Usa e Urss in gara per la conquista della Luna. La sua ultima apparizione ufficiale risale al 22 settembre del 2020 al Teatro Chatelet di Parigi dove, circondato da amici e ammiratori, festeggia i 70 anni della sua maison. L’imperatore totale, come lo ha definito Jean Paul Gaultier, muore nell'ospedale americano di Neuilly vicino Parigi, il 29 dicembre a 98 anni.

Il mio articolo è stato pubblicato sul magazine LEIStyle di febbraio 2021

Commenti

Post più popolari