Carlo Gesualdo, principe dei musici.
L’autunno freddo dell’Irpinia
preannuncia le sue prime piogge mentre le nebbie addolciscono la
geografia del luogo arioso, con gli ampi spazi aperti. Dalle torri del castello il mio
sguardo corre su impossibili distanze
abbraccio la mia fede spinto dal
sentimento e nella notte, animale dolorante e
in letargo, attendo col mio umor tetro, ispirazione
per i mei madrigali. Il mio ragionar molto tratta di
caccia e di musica
ma è la musica a parlarmi di
peccato e disperazione, ma anche di morte. Inquietudini e tormenti che
appartengono alla mia vita e che attraggono a corte schiere
di musici fedeli uditori della mia arte.
Mi sto preparando a servire e
riverire perpetuamente
la mia promessa sposa, Donna
Eleonora, e questo rende giocondo l’animo mio. La notizia delle mie nozze ha
valicato i perimetri dorati delle dimore ducali di Ferrara dove è tutto un fervore di saggi
di musica e concerti delle suore di San Silvestro e di San Vito.
La passione degli Estensi anima le Camere di musica coi tanti cantori e sonatori. Ci sono liuti, chitarre, arpe, clavicembali, ribecchi, viole, dolzàine, tromboni, cornette, le donne canore e i Concerti Grandi con trentadue cantori, i musici di corte, i frati cantori e i dilettanti.
Nella domenica del 13 marzo un grande
concerto si tiene in onore mio e di donna Eleonora. Resto a Ferrara fino alla metà
del maggio dell’anno 1594, il mio solo pensiero è sempre
per la pubblicazione delle due “mute di libri” a cinque che avevo già mostrato al conte
Fontanelli.
Il mio debutto di pubblico
compositore avviene proprio quell’anno tra maggio e giugno. Le due “mute di libri” comparvero
stampate come primo e secondo libro di madrigali a cinque voci dallo stampatore ducale Vittorio
Baldini ma non potetti io, signore di
rango, mostrarmi sollecito di pubblicità.
E così decisi che Scipione Stella, il mio accompagnatore, dovesse scrivere una prefazione
dove io umilmente mi scusavo per tanto ardire preso da troppa ammirazione per la
musica e non da presunzione. Volevo rinnovare i valori della
tradizione musicale napoletana nella sua composizione e nella sua
teoria. Volevo scrivere il passato, il
presente e il futuro di quell’arte musicale, ma fui vittima di gelosie e
accusato di prodigalità. Fu la nascita di Alfonsino a
restituirmi, anche se solo per poco, quel clima di gioconda pace
domestica, quel che si dice un paradiso, se
beatitudine vi è al mondo.
Antonetta Carrabs
Carlo Gesualdo da Venosa - Prima parte ( inedito)
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