Ribellioni

E' in uscita il mio libro dal titolo RIBELLIONI, edito da Nemapress - Collana teatro. Due pièce teatrali che raccontano la storia di Artemisia Lomi Gentileschi e di Aurelia Josz.

Un'anteprima per i miei lettori: alcuni brani tratti dalla storia di Artemisia.

ARTEMISIA  LOMI  GENTILESCHI

Nella Roma della Controriforma nacque «L' unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità...», scrisse di lei il poeta Roberto Longhi. Artemisia nacque un 8 di luglio, trent’anni dopo suo padre Orazio, che la chiamò con un nome poco comune dovuto alla sua madrina Artemisia Capizucchi, gran dama dell’aristocrazia romana. Donna di talento ma soprattutto donna ribelle e di coraggio, Artemisia Gentileschi si aprì ad una pittura della passione, anticonformista per l’influsso stilistico rivoluzionario di Caravaggio e per l’originalità e l’inquietudine che caratterizzano le sue eroine, ritratte sempre in posizione dominante. Con la sua professione, da sempre preclusa alle donne, Artemisia ritraeva donne che si distinguevano per la loro imponenza fisica e il loro spessore morale. Nelle sue opere era il corpo a parlare, diventando il fulcro della narrazione. Fu contesa, come scrisse lei stessa, da «tutti li maggiori Potentati d' Europa», dai granduchi di Toscana, dal viceré di Napoli, a Carlo I d' Inghilterra. Godette dell’attenzione di intellettuali e raffinati committenti: Michelangelo il Giovane, Cassiano del Pozzo, Galileo Galilei. Fu considerata alla pari dei più affermati pittori del tempo.......
 
 
 Fu una pittora che sapeva dipingere come un uomo. Allieva del padre da cui apprende il disegno anatomico e l'uso del colore. Non ancora ventenne viene accolta alla corte di Cosimo II e della moglie Maria Maddalena d' Austria, a Firenze, in una delle sue più splendide stagioni. Apprezzata da Cristofano Allori che ne sostenne l'ingresso (unica donna) all' Accademia del Disegno di Firenze. Di lei, nel corso dei secoli, si ricorda soprattutto lo stupro che fu costretta a subire, all’età di diciotto anni, da un collega di suo padre, poi processato......

Stavo dipingendo Tuzia, la nostra fantesca e suo figlio. Erano modelli per un dipinto di una Madonna col bambino. Il quadro stava venendo bene. E’ stata Tuzia, l’ha fatto entrare lei. Tuzia lo conosceva. Agostino era un amico di mio padre. Era stato ingaggiato da mio padre perché potesse insegnarmi la prospettiva. Ricordo che fuori la pioggia batteva rabbiosa sulla strada e sulle case, cancellando la luce di quel pomeriggio di maggio. I miei fratelli erano fuori, Orazio, mio padre, era impegnato sul Monte Cavallo. In una parte lontana della casa lavoravano i muratori. Avevano dimenticato aperto l’ingresso. Improvvisamente nella stanza entra Tuzia con Agostino, amico e compagno di lavoro di mio padre a Monte Cavallo. Agostino caccia via Tuzia, e mi spinge in camera da letto. Non sono riuscita subito a capire quello che stava accadendo.......

 
E’ una puttana, esattamente come sua madre. << Tanti uomini andavano per chiavarla, perché una volta mentre ch’io passavo di lì alzano gli occhi alla finestra viddi che Artimitia haveva un braccio su la spalla a quel vestito di longo, (un uomo con l’abito talare),  e quando mi viddero si retirorno, e lei mi chiamò poi la sera, che passavo di lì alla finestra e mi disse che di gratia non dicessi niente di questo a suo padre. Dunque, come potevo unirmi ad una donna simile?>>...... Una puttanella, come tutte. Scalpellino, l’apprendista di Orazio, se l’era fatta. Tutta la bottega se l’era fatta. Anche Pasquino, il capitano del porto di Ripetta. Dalla morte di sua moglie Prudenzia, pace all’anima sua, si dice in giro che il Gentileschi la spoglia per dipingerla. La rappresenta nuda, come Susanna, come Maria Maddalena, la Maddalena prima della conversione. Questa donna non dice la verità. Nella bottega di Antinoro, il mercante di colori, quando ci riuniamo la sera, si chiacchiera e, come sempre a Roma, si parla di crimini, di donne, di sangue e di fottere. E tutti gli artisti che hanno avuto modo di incontrarla nella bottega di Orazio, sostengono che non era vergine, che era una donna disonorata......


Le mie mani tremano e insanguinano la gonna. Agostino mi rivolge uno sguardo torvo, le guardie lo afferrano e lo portano via. Attendo che la folla sciami ma una guardia mi spinge fuori con tutti gli altri e devo camminare tra frizzi e insulti, con le mani sanguinanti. Una volta in strada qualcuno mi getta contro la schiena qualcosa, non so cosa. Non mi sono girata. Una volta arrivata a casa mi sono gettata sul letto e ho pianto. Ho provato rabbia contro mio padre Orazio Gentileschi. Come ha potuto lasciare che accadesse tutto questo?  E così il ricordo va alla mamma, alle lunghe scampagnate mentre lei ascoltava le colombe, a mio padre che avvolgeva i miei piedi di strofinacci imbevuti di salvia, alle sue canzoni d’amore che cantava agitando le braccia; ai racconti sui grandi dipinti, lui seduto sul letto e io accoccolata tra le sue braccia, mentre mi allunga qualche buccia di arancia candita. Mi raccontava di Rebecca alla fonte di Nahor, di quanto fosse bianca la sua pelle: quando sollevava il mento per bere si poteva vedere l’acqua che le scorreva in gola. Mi raccontava di Cleopatra che navigava sul Nilo su un’imbarcazione ricolma di frutti e fiori; di Danae e della sua pioggia d’oro, di Betsabea, di Giuditta, delle sibille, delle muse, dei santi. Mi aveva fatto desiderare di diventare una pittoressa, mi aveva insegnato come tenere in mano un pennello a cinque anni, come pestare i pigmenti e mescolare i colori quando ne avevo dieci. Mi aveva dato un mio pestello personale e una mia lastra di marmo. Mi aveva dato la vita. -.......


Il sole di Napoli abbacina fra il calore afoso delle vie e l’umidità dei cortili. Cattedrali, grandi residenze in costruzione, monasteri. La nobiltà spagnola e l’aristocrazia napoletana rivaleggiavano e si misurano con la borghesia mercantile. Il porto commercia con la Spagna ma anche con l’Oriente, con l’Inghilterra e con le Fiandre. La città ha un numero impressionante di monaci, di sacerdoti, di suore. Il clero, ansioso di mantenere i propri privilegi, non esita anche ad insorgere contro la corte, il Palazzo Reale e gli Asburgo. Il popolo affluisce in massa dalle campagne: una sola persona su tre ha un tetto a Napoli. La plebaglia miserabile e sfaccendata vive nei recessi e nelle grotte e dorme in fondo alle logge e sotto i portici. Artemisia  sceglie Napoli e non Londra. E’ sola, in quell’universo pieno di contrasti, di violenze e di eccessi. Senza un marito, un padre, senza un fratello, senza un uomo accanto. Vive l’amore con Maringhi in una sorta di abbandono senza fine.......

Artemisia1 – il suo sguardo mi sfiora le mani, mi accarezza il palmo, il polso. I suoi occhi si immergono a lungo nei miei. Ogni contatto, ogni pur piccolo sguardo mi confonde, mi turba. I baci sul collo, i sussurri, le labbra, la bocca contro il mio orecchio. Ogni bacio è una promessa, ogni stretta sigilla un patto. Talvolta finiamo per dimenticare il chiavistello alla porta. Ci abbandoniamo sul letto, nudi, fra le lenzuola, ascoltando le raffiche di vento e le gocce di pioggia che tamburellano come grandine contro le finestre. Sogno ad occhi aperti. Non c’è niente che non ami più di quelle notti. Una sete inestinguibile che instilla il filtro di Circe!  Sento il desiderio di lui passarmi sulla fronte, sugli occhi, sulle labbra. Non l’ho scelto per la durata di una passione, ma per l’eternità. Le sue mani sul collo, sul seno. E il desiderio sempre più crescente di serbare sulla mia bocca il calore del suo sangue. Mio topazio di fuoco! Mia coppa d’oro! Mio veleno da bere fino alla morte! Ho sete di te. Ti amo, ti voglio! ......
 

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