Il bosco bello di Monza

 
 

Cantastorie: …qui dove il bosco è il clivo e l’erba è l’aura pura e il fiume Lambro è il rivo mi abbevero alla fonte di quest’imo di natura. O tranquilla Monza lieta e gentile di ville e di campagne  stiva nel cor io ancor mi sento inno del mattino.

 Sono il  cantore, giullare, d’uomini conoscitore, esperto teatrante; sono quello che va di luogo in luogo di contrada in contrada, di corte in corte col suo bagaglio di storie da raccontare . Storie di umanità diversa e sempre uguale, la mia sacca ne è piena, potete verificare. Ho  storie di gente dabbene e malandrina, di amori e di tradimenti, storie per rallegrare e fare festa, storie per piangere tragedie altrui e dimenticare quelle di casa, storie per ammonire i mali pensieri, storie per i matrimoni e per i cimiteri, storie di povera gente, storie di signori per avventure ed onori. Signore e signori, villici e comari io faccio piangere e faccio ridere di cuore. Sono lacrime e risate sono l’olio e il sale. Sono il condimento della vita che oggi vi voglio regalare. Sono un cantastorie per passione del racconto e del girare per contrade, ma nell’animo sono anche  un poeta che ama i sentimenti e sopra a tutti i sentimenti d’amore Ho sentito, nel nascere,  mia madre  cantare il mio nome e quel canto mi ha regalato stupore e poesia. Per questa magia  odo cose che non tutti possono udire,  vedo cose che non tutti possono vedere. Conosco un mondo sognato dove  volano per l’aria i mille e mille frammenti di cuore, prodigi di bellezza, ma anche tristissimi momenti, momenti dispersi che aspettano solo un poeta che li raccolga in una  narrazione. Sento voci bisbigliare  parole  sconosciute. Sulle bocche dei lattanti leggo domande che non verranno mai dette, sento nomi chiamati  nel sonno per non sentirsi più soli. Sento  gli amanti traditi  affidare al vento  l’ultima voce. Odo ricordi  perduti che si cercano senza trovarsi: sono note di un violino fuggite ormai troppo lontano. Sento queste presenze, le sento chiamarsi e sfuggirsi, le rincorro, le raccolgo, le compongo a mazzetti come si fa con i fiori di campo. Le batto come si fa col lino perché il pianto non le faccia marcire, ma il dolore, come la passione, ne distilla profumi sottili, e chiude in nastri rossi ogni esperienza d’amore. E così nascono le storie, come arazzi  tessuti  nel gioco di una solitudine raccolta, storie mai accadute, ma più vere,  perché entrate in mille altre storie che cercano il  cuore  di un poeta per  non andare perdute.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Narratore: Vagando d'oltremonte

chi è che non abbia inteso parlare del  real parco di Monza

le cui amenità gli procacciarono tanta rinomanza?

Qual visitatore non si sia fermato ad ammirare

la più annosa e romantica selva

che nessun altro parco d'Italia può vantare?

E’ difficile rinvenir un pezzo di così simile visuale

un sì sorprendente panorama

con la sua magnifica Piazza Circolare

e gli otto maestosi alberati viali.

Nessuno incontra altrove

una sì ampia selva che si estende da mezzogiorno a levante

per due miglia circa

coi suoi boschi forti di roveri e le 500 pertiche

e il grande Rondò dove il Bosco poi diventa Stella.

Una sì tale meraviglia passò nel progresso dei tempi

in proprietà dei claustrali di S. Maria delle Selve

e divenne sacra alle popolazioni dei paesi vicini

che vi eressero nel mezzo della selva un tempietto

dedicandolo a Nostra Signora del Soccorso.

 In conseguenza di ciò

ogni anno, per tanti anni a venire, il 15 di agosto,

si celebrava il voto di riconoscenza

con la grande festa nel bosco Bello.
 

Cantastorie: V’eran feste e balli nelle Ville di Delizia.

Dame e cavalieri con animo tripudiante

procedevano accoppiati nel cammino

battendo colla palma aperta sulla pelle d'un tamburello

che effondeva un suono fragoroso

e copriva gli strumenti campestri e le più semplici amorose canzoni

 
Narratore: a questa si susseguivano tre giorni di fiera

era festa di galanterie e di manifatture

frequentatissima, come era costume,

presso gli abitatori delle rive del Lambro

che si intrattenean in grandi balli

e mangiate fino all’alba.

Splendevan di metalli gli uomini d'arme

e si vedean svolazzare le piume

sui loro cesellati cimieri.

Lungo i sentieri che portavan alle Ville

v’erano erbe odorose e fiori.

Era bello vedere quella gioventù briosa

ballare la danza dell'amor felice e della cortesia amorosa

eseguire il balletto della barriera

o il salto del fiocco.

Altrove si vedevano svelti ragazzi

arrampicarsi sull’albero liscio

con su appesi stendardi sventolare

e premi per i vincitori

e  giovani cavalieri  a cavallo

che giostravan festosamente

e cantastorie che narravano storie d’amore e d’avventure.

Tutt’intorno echeggiavano canti di gioia

spari di schioppi, armonie fragorose di gighe,

di tiorbe e di flauti.

 
Cantastorie: vi erano giocolieri, burattini,

danzatori coi contrappesi

venditori di amorose storielle

divertimenti di ciarlatani.

Era una gran festa di nobili famiglie e di cuori.

 
Narratore: la Selva dei Garanti, romantica e maestosa

di grandi dimensioni e d’antica rinomanza

cambiò l'antica dicitura in Bosco Bello

forse per l’amenità del luogo o per l'affluenza dei forestieri

o forse per la varietà dei passatempi.

Ma poi venuti gli Spagnuoli la festa venne un dì negletta

e poco dopo cadde in rovina anche la chiesa

così da quel dì superbia e ignoranza

regnaron per sempre nelle vie.

 

Cantastorie: E da quei dì il Bosco Bello cambiò

un'altra volta il nome in quello di foresta delle streghe

ed è tradizione che per molti anni

passando fra la notte dei tempi

nessuno osò addentrarsi fra le selve.



 

 
Narratore: la Selva dei Gavanti fu così a divenir

ricetto di streghe e di folletti

e ancor più della matta tapina

donna enorme e vestita di stracci.

In certe notti ella solea recarsi in Monza  

e scorrer le contrade col suo carro matto

pieno di oggetti e ferri vecchi

e cianfrusaglie che sferragliavano

e le piaceva atterrir la gente e spargere terrore e poi superstizione.

Era una strega di orribil aspetto

ma era anche un'erborista provetta

conosceva tutti i segreti delle piante e dei fiori

che sapea traformar in unguenti miracolosi.

Si racconta che sotto i rami del bosco bello

nel punto più lontano dagli occhi della gente

i monzesi solean chiedere alla matta tapina le cure per i figli

la famiglia, e per gli amici.

E’ da quel dì che ogni anno

il 12 settembre, nella notte di plenilunio

nel buio lontano del parco di Monza

si aggira un'ombra grande che insegue le luci

è un carro che arranca dietro a una donna

vecchia e d’orribil aspetto, vestita di stracci

che ripete parole magiche e poi scompare

tra gli alberi e le foglie.

 
Cantastorie: unguento unguento mandami  al noce del Bosco Bello supra acqua et supra vento

et supra omne mala tempo.
 
 
La storia di Rosa e Gian Guidotto risale al 1300
 
" .... una Rosa Peregalli da Peregallo presa d'amore per Gian Guidotto dà Lesmi che non potendo, per le discordie civili onde si cercavano sempre a morte le loro famiglie, appagare il voto ardente del suo cuore, ricorse ad un frate che viveva eremita a S. Maria delle Selve. Da lui gli amanti ebbero benedetto il loro voto ed ottenendo che il buon eremita riducesse la pace fra le discordie municipali. Brevissima gioia. Non andò molto che Rosa morì, non senza gravi sospetti di veleno, e Guidotto fu trovato morto con una larga ferita nel petto". Ignazio Cantù
 "...la vicenda delle due potenti famiglie ritirate nelle loro castella in vicinanza del Bosco Bello. Erano questi i Peregalli da Peregallo posto a due miglia da Monza ed i Lesmi da Lesmo distante tre miglia...l'urna sepolcrale degli infelici amanti esisteva ancora nel secolo scorso (1700) con una lapide latina che ne rammentava la dolorosa tragica fine". (Giovanni Mezzotti)
 
 
Narratore: si narra ancora di guerre fratricide

fieramente combattute tra Guelfi e Ghibellini

che cercavan di spegnere col pugnale, col terrore e la superstizione

la vita, la virtù e la cultura di quelle industriose popolazioni.

Vivevan nei castelli del bosco bello due nobili famiglie

erano questi i Peregalli da Peregallo e i Lesmi da Lesmo

Si chiamavano Rosa e Gian Guidotto i teneri innamorati

condannati all’infelice destino.

le loro due famiglie si cercavan sempre a morte

ostacolati dall'odio secolare

Rosa Peregalli era bella era giovane e innamorata

Gian Guidotto Lesmi era giovane e baldanzoso

Non potendo per le scissure civili

appagare il voto più ardente del loro cuore

i due innamorati ricorsero ad un frate

che romitava a Santa Maria delle Selve

da lui gli amanti ebbero benedetto il voto

ed ottennero che il buon romito riducesse la pace

fra le discordie municipali.

 Brevissima gioia!
















Gian Guidotto venne ucciso a tradimento nel

Bosco Bello da Guido de' Peregalli fu trovato con

una larga ferita nel petto su cui teneva ancor

compressa la sua mano.

Rosa resta sola non vuole più vedere nessuno

non vuole più sentire altre parole non vuole più

sentir la chiesa.

Bacia e poi bacia dispetatamente

il suo Gian Guidotto per farlo rinvenire.

Ma tutto è perduto.

Come soluzione di tutti i mali

Rosa beve la pozione di veleno

che le ha dato Gasparino de'Lesmi.

e muore adagiata sopra il corpo dell'amato.

 L'urna sepolcrale degli infelici amanti

aveva una lapide latina che ricordava

al mondo la loro tragica fine.

 Questa è la tragedia triste

di Rosa Peregalli e Gian Guidotto Lesmi

i due giovani innamorati del bosco bello di Monza




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