Vi presento Ambrosia e Poesia, il mio blog

L’universo non è forse in noi? (Novalis)
 
 
 
Sono inclusa in questa mia necessità di elegia e di indecifrabile che non cercano compimento, nel bisogno di movimento che attinge al principio del verbo. Mi ritrovo lì, nella ricerca della nominazione, nell’ansia della riconciliazione dove la mia frammentarietà aspira a ricomporsi nell’interezza dell’armonia. Il grande codice della natura la include, questo sicuramente. E l’amore, quella impotentia amandi che ancora mi sospinge oltre la mia inadeguatezza. Il desiderio di una nuova scaturigine che non può guarire ma che diventa recherce nel colloquio con il mondo attraverso i limiti della vita che mi appartengono. E’ il mio canto di insufficienza e ancora di limite rispetto alla verità dell’universo. La figura di Orlando che perde il senno e diventa metafora straordinaria di colui che, stando al di fuori, vede quello che gli altri non vedono. Sono immersa in questa corrente, nel grande fiume che rompe di continuo la sua cristallizzazione e non riesco ad uccidere i significati appellandomi esclusivamente all’evocazione dei sentimenti. Lo so, tutto diventa metafisico con concetti molto complessi, molto sottili, inafferrabili. Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi, il pastore è poco più che le sue pecore, ma carico di un’umanità primitiva, non coltivata. Il pastore guarda le stelle, riflette e capisce di non esserci. Il suo essere è il nulla. Il mio essere è il nulla, l’enigma del mio tormentato procedere nel mondo. Come ogni Ulisse che si sente rivolgere e rivolge a se stesso, attraversando il mondo e l’esistenza, la domanda se possa tornare a casa, io rispondo che, perdendomi per strada e diventando sempre un’altra, sono sempre diretta verso casa. Ritrovo e riaffermo il mio mondo e me stessa, nei miei affetti e nei miei valori, cercando di riportare  a casa l’universo intero delle mie esperienze. In quella casa che Block crede di vedere nell’infanzia e che invece si trova nel futuro, nella meta finale del viaggio. I miei versi si caricano di attesa sempre inappagata, di un’aspirazione a un assoluto inattingibile, a un desiderio che si tormenta e forse si compiace della sua stessa inquietudine.

 E’ forse lo struggimento per una pienezza impossibile che tende verso l’età dell’oro …che spiga in me da un punto / s’avventa col suo tizzo contro il petto / nelle fenditure dei silenzi / e i suoi trasudamenti…. E penso a tutte le cose troppo grandi per la nostra comprensione, a qualunque cosa abbia anche solo l’ombra e l’apparenza dell’infinito. Siedo spesso alla fonte di questa grande scrittura cifrata di cui possediamo la chiave …nell’estremo punto…/ dove l’aria s’incendia di quel baluginìo / di aromi di tiglio e gelsomino…/ e il verso si sbocciola di antica melagrana / nel tripudio della sua unicità….E in questo mio viaggio del senso, la realtà che incontro è sempre segno che rimanda ad altro, a un punto di fuga verso l’insopprimibile esigenza di qualcos’altro. …che vuol dir questa / solitudine immensa? Ed io che sono? ( G.Leopardi).

 

Commenti

Post più popolari